Laura Raffaeli, la lotta continua per l'abbattimento delle barriere sensoriali


Laura Raffaeli in Villa Borghese (foto di Fabio Massimo Aceto)



  Laura Raffaeli è la presidente di Blindsight Project, una onlus per persone disabili sensoriali con sede a Roma, ma attiva su tutto il territorio nazionale. Si tratta, nel particolare, di una onlus laica e apartitica che nasce a marzo 2006; attraverso informatica ed internet, numerose iniziative e progetti abbatte svariate barriere sensoriali, le più sconosciute e invisibili, nonché i costi e le spese inutili, per essere presente ovunque nella rete ed accessibile a tutti, poiché l’informatica rappresenta il principale ausilio usato da chi è disabile sensoriale per leggere, scrivere, comunicare, lavorare, studiare, ecc., fino a vedere o sentire un film.
  Blindsight Project persegue esclusivamente finalità di solidarietà nei settori: assistenza sociale, beneficenza, istruzione, formazione, tutela dei diritti civili e dello sport, ricerche nei settori tecnologici (al fine dell’autonomia e l’integrazione sociale), conoscenza degli ausili informatici e di accessibilità ad internet (in particolare con progetti riabilitativi anche personalizzati), sicurezza e autonomia nella mobilità, impiego del tempo libero e inclusione nel mondo “normodotato” (spettacolo, sport e cultura in primis).
  Tale associazione è coinvolta attivamente anche nella lotta contro la violenza, intesa come bullismo nei confronti di giovani con disabilità uditive o visive, e per questo rivolge particolare attenzione al mondo dei minori disabili.
  Ecco di seguito l’intervista rilasciatami da Laura Raffaeli: 

  Ciao Laura! Com'è nata la Blindsight Project? 
  Nasce in seguito a un incidente di moto, sono stata investita nel 2002 da un signore in retromarcia che mandava messaggi col cellulare e non mi ha vista passare… e io ho perso la vista per sempre! Dopo i primi tre anni in cui, naturalmente, ho dovuto affrontare questa “dimensione” completamente diversa ho deciso di fondare questa associazione: perché mi sono resa conto che io stessa da ex vedente non sapevo nulla di cecità, e anche di sordità (in quanto dall’incidente sono rimasta anche ipoudente!). Quindi ho deciso di fondare una piccola onlus per la tutela delle persone disabili sensoriali, ma soprattutto per informare le persone normodotate, perché si cominci a parlare di “persone sorde” e di “persone cieche”. Tra l'altro, lavoriamo anche perché si usi un giusto glossario, perché la gente non sa neanche più come chiamarci correttamente (senza contare che molti ignorano anche l'esistenza delle barriere sensoriali). La necessità, l'emergenza più grande era quella di far conoscere a tutti, in primis alle persone normodotate le disabilità sensoriali e soprattutto il cane guida (quando fondai l'associazione era quasi sconosciuto tra chi vede)… Il bastone bianco, soprattutto quello come il mio, cioè con le bande rosse che segnalano anche l’ipoacusia oltre la cecità, il cane guida, come leggiamo noi ciechi, come scriviamo, le cose di cui abbiamo bisogno realmente… far sapere tutto questo. 

   Le barriere sensoriali sembrerebbero tutto un altro mondo rispetto le barriere architettoniche!
  Ti faccio un esempio: l'impedimento di una scala, per te che hai una sedia a rotelle, lo puoi paragonare a un captcha che è quel codice ottico online che per noi ciechi spesso è totalmente inaccessibile [test fatto di una o più domande e risposte per determinare se l'utente sia un umano e non un computer, il più utilizzato è quello in cui si richiede di scrivere quali siano le lettere o i numeri presenti in una sequenza, che appare distorta o offuscata sullo schermo]. Noi come facciamo a leggere i numeri e le lettere, che spesso neanche il vedente riesce a capirli? Ecco, il captcha è una barriera informatica: una barriera sensoriale. Un'altra barriera sensoriale è un vetro oscurato in un ufficio pubblico, oppure un ascensore senza annuncio vocale, quindi che “non parla”, e anche se al tatto il tasto è in rilievo, così che io possa capire il numero corrispondente, o in braille (se qualcuno ancora lo conosce, perché è usato ormai soltanto da pochissime persone cieche italiane, esistendo ormai da anni le sintesi vocali e gli screen reader sia per smartphone che per pc), comunque io ho bisogno di sapere a che piano mi trovo o a che piano si apre quella porta, dove sono arrivata! Oppure, una barriera sensoriale potrebbe essere un modulo da riempire per un concorso pubblico e il modulo non è accessibile come la Legge Stanca vuole [legge dell'ordinamento italiano del 9 gennaio 2004, recante disposizioni per favorire l'accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici]. Queste sono alcune delle barriere di cui noi ci occupiamo, tutto ciò che è Barriera o Ostacolo alla persona con disabilità visiva o uditiva. 

  Chi lavora nella tua associazione sono sia disabili che normodotati?
  Certo, l’attività della Blindsight è proprio basata sull'inclusione e l'integrazione.

  Tra tutte le tue battaglie ce n’è una in particolare che va menzionata: da anni cerchi di rendere il cinema accessibile. Come procede questa tua battaglia? A che punto è arrivata?
  Noi cerchiamo di rendere accessibile tutto ciò che è opera audiovisiva, soprattutto lo spettacolo e il cinema perché parliamo di cultura! Non è soltanto intrattenimento, il cinema in particolare viene sempre visto come l'aspetto “ludico”, come una cosa “in più” per una persona cieca, invece No. Intanto il cinema è la settima arte, è proprio per questo è un veicolo importantissimo per l'inclusione, e l'integrazione avviene dal momento in cui in sala siamo tutti insieme: persone normodotate, persone sorde, persone cieche e tutte le altre disabilità. Purtroppo noi disabili sensoriali siamo ancora esclusi dalle sale cinematografiche, per quanto la battaglia si trovi oggi ad un punto “strategico” (non più agli inizi), perché finora siamo riusciti ad accessibilizzare soltanto il Festival del Cinema di Roma. Il problema sta nel fatto che non è il Festival o il Cinema che si devono rendere accessibili ma chi fa un'opera, chi fa un film, chi fa uno spettacolo teatrale, chi fa un corto, chi fa un video, chi fa una o più slide, chi fa un convegno e parla per ore! Perché si deve rendere accessibile per Convenzione delle Nazioni Unite [sui diritti delle persone con disabilità], modificata dall'Italia anni fa eppure mai applicata... un po' come la Convenzione di Istanbul [o Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica]. La nostra era iniziata come una battaglia, ora è diventata una guerra, ma come ti ho detto siamo arrivati ad un punto strategico. Ti faccio un esempio: intorno ad un film troppo spesso girano enormi somme di denaro pubblico, ma nessuno li investe nell’accessibilità, cosa che noi abbiamo sempre richiesto, ultimamente anche insieme all'Istituto dei Sordi di Roma: abbiamo richiesto delle modifiche alla legge sul cinema, e che il denaro pubblico che viene elargito per ogni opera audiovisiva sia vincolato all'accessibilità dell’opera stessa, abbiamo pubblicato delle linee guida sulla audiodescrizione filmica, abbiamo fatto seminari, convegni, abbiamo radunato tutte le tv, abbiamo fatto appello ai registi, ai distributori, ai produttori, affinché capissero che per loro è una spesa minima rendere accessibile un film e arrivare a un festival o nelle sale con un prodotto già accessibile. Quello in cui io auspico è il sostegno delle istituzioni, perché anche un semplice spot pubblicitario deve essere accessibile, soprattutto se è uno spot dedicato a temi come la violenza o il bullismo (ovvero sul sociale e le pari opportunità). 

   E per quanto riguarda l’accessibilità a teatro?
  Nel caso del teatro il tipo di accessibilità è diversa, perché in teatro deve essere in tempo reale, anche se noi di Blindsight, in collaborazione con una compagnia teatrale di Cosenza, abbiamo realizzato uno spettacolo teatrale dal titolo Laura per tutti con audiodescrizione e sottotitolazione registrati. Ed è stato un esperimento riuscito, era un’audiodescrizione più ridotta e che veniva ascoltata da tutti; in questo spettacolo abbiamo poi dimostrato che con i sottotitoli dietro e con l’audiodescrizione mandata in alcuni momenti, il risultato viene apprezzato anche dai vedenti e dagli udenti, perché con l'audiodescrizione hanno capito meglio il senso di alcune scelte, e con la sottotitolazione non si sono persi una parola! Ti dico però che al momento nei teatri manca ancora la sottotitolazione, mentre qui a Roma siamo riusciti a convincere il Teatro Ghione a rendere accessibili addirittura stagioni intere, e la cosa va avanti ormai da anni con successo.

  Parliamo di mobilità. Un disabile motorio come me e che non guida la macchina, per andare al cinema deve: o chiamare il taxi per disabili (possibilmente comunale) o, se non c’è nel luogo dove si trova ad abitare, farsi accompagnare da qualcuno (un amico per esempio) o in ultima possibilità pagare un accompagnatore (sempre se si ha modo di poterlo pagare). Nel tuo caso quali sono le possibilità, le azioni o gli step da fare per andare al cinema?
  Io in qualsiasi luogo debba andare, al cinema o altrove, vado con il cane guida. Ho spesso esigenza di chiamare un taxi, in alternativa uso la metro o l'autobus, ma perché vivo nella capitale e ho queste possibilità. Va detto che la mobilità è sicuramente ridotta rispetto a chi invece può guidare un’auto, disabile o no, e non ci sono molte alternative, vedasi servizi comunali o altro simile, quindi o si paga o si paga, quando si può.

  Ed è pratico per te salire e viaggiare sulla metro o sull'autobus?
  Beh insomma, pratico è una parola grossa! [Ride] In realtà quando si è ciechi la praticità devi averla mentale, nel senso che non puoi distrarti, devi concentrarti, devi ricordare tutto a memoria. Non parlo soltanto della memoria tattile legata a piedi, bastone e mani, ma soprattutto anche della memoria olfattiva e uditiva (capisci in quale luogo sei arrivato dai rumori, da questo odore, da quel suono in terra). Il nostro mondo è privo di ogni cosa che “tu” vedi: se chiudi gli occhi non c'è più niente, c'è un infinito… Abbiamo spesso questa capacità di geolocalizzarci, in base a questo tipo di esperienze sensoriali e percezioni. Ma potrebbe essere molto più semplice se le persone fossero più civili, più attente, se non ti spingessero per entrare per primi, se non scavalcassero il cane guida per passare avanti. Per dirti la mia ultima avventura: oggi sono viva per miracolo perché una Smart ha frenato a un centimetro di distanza da me e Isik [si pronuncia Iscìk, che in turco significa “luce”, il nuovo cane guida di Laura], all'interno c'era una ragazza al cellulare!!

  Intuisco che un’azione quotidiana come andare al cinema, o una normalissima uscita per te è un’avventura!
  E non è finita, a proposito di cinema: abbiamo dovuto lottare per far capire che il cane guida entra anche lì! Perché molte persone cieche nei cinema si sono sentiti dire che c'è la normativa di sicurezza che impedisce agli animali di entrare. Ma siccome in questo caso non si tratta di un animale “da compagnia” ma di un cane “da lavoro”, che è tutelato dalla legge dello Stato italiano (capisci bene che una legge dello Stato italiano annulla qualsiasi altra normativa), bisogna anche comprendere che è proprio nel momento in cui mi viene tolto il cane guida che vengo messa in pericolo!! E in realtà proprio attraverso la legge dello Stato il gestore dell’attività è sollevato da qualsiasi responsabilità. Comunque con il cane guida, al buio e da soli, in giro per l’Italia è sempre un’avventura, a volte da raccontare ridendo per non piangere; spesso si deve denunciare, e si finisce nei tribunali, ecc. Poi si vince, perché la legge non si può alla fine più di tanto interpretare, ma è sempre molto difficile far rispettare una legge in questa nazione, in particolar modo quelle legate al mondo delle disabilità, e il cane guida è solo uno in mezzo a tante altre discriminazioni quotidiane. Spesso sono solo l’ignoranza e l’inciviltà a renderci la vita difficile.

  Ok, diciamo che oggi non ci va di andare al cinema (per oggi siamo stanche). Film e popcorn a casa?! Ci sono difficoltà anche in questo caso?
  No, non ci sarebbero almeno. Noi di Blindsight sponsorizziamo molto un'app italiana, MovieReading, invidiata in tutto il mondo e che consente tramite smartphone o tablet di poter usufruire dell'accessibilità di un film, cioè del sottotitolo e dell'audiodescrizione (perfettamente sincronizzati con il film originale) e a qualsiasi passaggio dell'opera (quindi dal dvd alla tv). È un’app gratuita scaricabile su Android ed Apple e mette a disposizione tutto un market con le audiodescrizioni gratuite dei pochi film che siamo riusciti ad audiodescrivere finora in Italia. Alcuni continuano a offrire l'accessibilità al cinema per mezzo delle cuffiette, ma ormai non ha più senso, è un ausilio sorpassato… Ti faccio l'esempio de La grande bellezza che non solo è arrivato nelle sale ma è stato trasmesso in tv: allora io con MovieReading mi sono sincronizzata con l'audio originale e ho usufruito dell'audiodescrizione. Stessa cosa per un dvd inserito nel computer. Il funzionamento è questo: appena comincia l'audio originale del film il programma (già eseguito) si sincronizza e parte l'audiodescrizione in cuffia oppure il sottotitolo.

  Come già accennato sei anche coautrice di un testo teatrale dal titolo Laura per tutti. Dimmi qualcosa di più.
  È tratto da testi che ho scritto dopo l'incidente, per imparare anche ad usare la tastiera “al buio”… È un po' perché dalla visione, o “supervisione”, alla cecità immediata, si vive una catarsi molto forte, per questo sentivo il bisogno di scrivere! Le varie cose scritte poi furono raccolte da un amico regista e insieme abbiamo messo su questo spettacolo teatrale accessibile. Ed è stato il primo spettacolo inedito accessibile in Italia, con sottotitoli e audiodescrizione. Laura per tutti è un monologo, un esperimento “nostro” (fatto con Blindsight Project, Teatro Rossosimona e CulturAbile, grazie alla collaborazione con Vera Arma), gestito preregistrando le audiodescrizioni e mandandole, ad esempio, all'inizio dove veniva spiegata la scenografia, e in seguito ad ogni cambio di scena.

  Dov’è stato rappresentato?
  A Cosenza e a Napoli (al Teatro Mercadante), con un successo inaspettato.

  Scrivi anche poesie. Delle tue poesie mi è rimasta impressa una in particolare dove compare questa immagine: ti identifichi con la tua ombra e paragoni il tuo corpo a un'armatura. La cecità è un po' questo? Il tuo corpo lo percepisci come un'armatura?
  In un'altra poesia dico anche che sto pilotando un corpo in prestito, quasi non fosse più il mio: perché per me non c'è più lo specchio! E in un'altra poesia parlo proprio dello specchio. Quando sei abituata a “vederti” il tuo mondo è tutto visivo, la visione caratterizza l'80% del tuo cervello; quando di punto in bianco non c'è più niente è come se non ci fosse più realtà, e sai che questa “nuova realtà” durerà per sempre e non c'è rimedio! Quindi ti metti una specie di armatura su questo “corpo da pilotare in prestito”, che non sai neanche più se è il tuo: non lo vedi, lo puoi toccare ma non sei abituato a percepirlo in questo modo, sei abituata a guardarlo in uno specchio! Per esempio, so bene che il mio aspetto non può essere lo stesso di quando ho perso la vista, ma non so affatto come sono diventata, o come gli altri mi vedono ora.

  Ti rispondo subito: vedono una donna bella e affascinante, dallo stile sempre impeccabile.
  Grazie! Detto da te che sei una criticona è un gran complimento! [Ride]

  Bene, io ho esaurito le mie domande, vuoi aggiungere qualcosa a questa intervista?
  Sì, vorrei aggiungere che è in lavorazione il primo nostro docufilm sulle donne italiane disabili: sarà unico al mondo in quanto avrà la regia di chi non vede, e farà emergere non poche realtà italiane inimmaginabili quanto sommerse e mai considerate. In questo primo riveleremo vite vissute da donne italiane ex vedenti. La produzione è di Blindsight Project, tratto da storie vere interpretate dalle stesse protagoniste, tre generazioni diverse. Si tratteranno temi come la femminilità, la maternità, il bullismo, le discriminazioni, la violenza e gli abusi, l’indifferenza di una nazione intera, ma anche tanto coraggio e tanta voglia di includersi di nuovo nel mondo normodotato, soprattutto in quello reale, che a noi viene spesso negato, e a volte ci sfugge.

  Attendiamo di vederlo allora!
  Beh dipende anche da te, a collaborare al docufilm ci sei anche tu!!

  Hai ragione! Allora mi metto subito al lavoro!

Tra impegno sociale e... il New Jazz Sound Duo: intervista ad Annarita Romito



   Annarita Romito è un’artista a tutto tondo impegnata nel sociale. Un esempio di forza e tenacia per chi si arrende davanti alle più piccole e quotidiane difficoltà. La sua carriera di cantante jazz, per la quale ha ricevuto svariati riconoscimenti da parte di stampa e pubblico, ha inizio in giovane età: dal ’98 ad oggi si esibisce in club e associazioni concertistiche di Bari e provincia; con la FaLvision Editore ha pubblicato nel 2013 il libro con cd musicale dal titolo Tina e Frida: Creaciòn y Vida; e dal 2011 è presidentessa dell’associazione culturale DiversArte di Bari che si occupa di arte, cultura e diverse abilità. 
   L’interesse per le diverse abilità è determinato dal fatto che anche Annarita appartiene all’universo “diversamente abile”, ma al cospetto di tutte le sue attività artistiche e sociali, i suoi interessi e anche i suoi progetti futuri, la sua sedia a rotelle diventa una cosa totalmente secondaria: un comune elemento, magari fonte in ugual modo di utilità ed eleganza (…un po’ come un vestito, o come la famosa borsetta a tracolla di Coco Chanel!) e ne rimane in primo piano solo la donna. 
   Di seguito proponiamo l’intervista rilasciataci. 

   Ciao Annarita! Cominciamo con DiversArte: parlaci un po’ di questa associazione.

   L’associazione DiversArte nasce nel 2011 con l’intento di dare vari punti di riferimento in un solo luogo, un luogo dove gli artisti si possano incontrare e possano condividere momenti di espressione artistica, normodotati e non!  Andiamo a mettere in luce in particolar modo l’artista “diversamente abile”, con l’obiettivo di lanciare il messaggio che tra questi e gli “altri” non c’è differenza perché ciò che conta è la persona con le sue capacità. Come dico sempre “il disabile non è la patologia”, e non bisogna mai stancarsi di dire alla gente di andare “oltre” il problema, di non fermarsi semplicemente a una condizione esteriore.

   La cosa interessante di DiversArte è che da un lato si pone come “culturale” (e come ogni associazione culturale organizza eventi), dall’altro è anche un’associazione dedicata ai disabili. E tu fondi perfettamente le due cose nella musicoterapia, offerta soprattutto ai ragazzi con disabilità psichiche. Cosa mi puoi dire dei tuoi ragazzi?

   In DiversArte ci sono varie tipologie di disabilità, compresa anche quella psichica, per esempio l’autismo. C’è un ragazzo cerebroleso che non si stacca mai dal suo tamburello e comunica attraverso i suoni emessi dal tamburello. Questo cosa significa? Che la musica, come l’arte in generale, è comunicazione. Ognuno di noi ha un modo di comunicare e dobbiamo entrare nell’altro con l’empatia, attraverso la propria chiave di comunicazione. E poi c’è Carlotta Cionini: una cantante bravissima che per noi è la mascotte. L’abbiamo vista crescere, ha una voce splendida che ha incantato il pubblico in varie edizioni del Festival DiversArte. Quando lei canta non si nota più il “problema”… La musica riesce ad abbattere ogni barriera, è il grande potere che l’arte in generale ci dona.

   Mi hai raccontato che alcuni genitori di questi ragazzi si sono battuti per permettere loro di studiare al Conservatorio. Li hai seguiti in questa battaglia?

   Sì. È ancora una battaglia dura perché qui in Puglia sono ancora molto chiusi mentalmente, c’è un allontanamento dalle “diverse abilità”. Come se spaventasse l’accoglienza di persone disabili! Conosco, per esempio (e fa parte della mia associazione) un ragazzo autistico, Carlo De Liso, che al Conservatorio di Bari non è stato ammesso, ma fortunatamente è stato ammesso al Conservatorio di Matera. Un bravissimo pianista che oggi ha un suo gruppo che si chiama Carlo & Friends! Ed è un gruppo di maestri! Ciò significa che l’inclusione è possibile laddove si creano le condizioni, e qui in Puglia è ancora una dura battaglia... Eppure si tratterebbe di applicare qualcosa che la stessa legge 104 prevede.

   Il tuo interesse per la musica è legato al tuo lavoro, infatti sei una cantante jazz e hai da poco inciso un nuovo cd. Cosa mi puoi dire del tuo ultimo album?

   Il mio ultimo cd si chiama New Jazz Sound Duo e prende il nome dal mio ultimo duo. Si tratta di un album singolo contenente tre cover di brani molto noti nella storia della musica, come “Georgia On My Mind” e “Baby Can I Old You”. Il terzo è “Strange Fruit”, un brano molto commovente del repertorio jazz. Sono quindi tre canzoni-simbolo che voglio raccontare attraverso voce e chitarra. Alla chitarra abbiamo il grande Vincenzo Buono che io definisco il mio “fratellone” e per me è un punto di riferimento, non solo musicale ma anche affettivo. Il New Jazz Sound Duo è un progetto che nasce un paio di anni fa, una collaborazione attiva soprattutto nelle performance dal vivo e che vuole spaziare in un ampio range musicale, andiamo dal gospel-spiritual con delle mie composizioni, al blues, al jazz, al cantautorato italiano (riproponiamo alcuni celebri brani di Concato, Pino Daniele, Fiorella Mannoia, ecc.)… Insomma avremmo molto da raccontare su questo duo e dei suoi live. 

   Com’è nata la tua passione per il jazz?

   La mia passione per il jazz nasce quando avevo diciott’anni, arrivai in questa celebre scuola di Bari che è il Pentagramma dove sono cresciuta e ho trascorso un periodo importante della mia vita. Lì [e presso il Conservatorio di Bari] ho studiato canto jazz, armonia, composizione, orchestra ed altro. Rimasi da subito affascinata dal jazz, mi sono sentita molto somigliante… forse perché la melanconia del jazz appartiene anche alla mia anima. Spesso anch’io sono malinconica, e in questo il jazz tocca le mie corte più profonde. Stessa cosa per il suo fratello, il blues, la cui parola deriva dall’espressione "to have the blue devils" e che significa [in senso più ampio] “sentire tristezza”, quella tristezza profonda… [Tornando alla carriera musicale] col tempo sono diventata autrice della parte “letteraria” e compositrice.

   Sei autrice, di canzoni ma anche di un libro dedicato a Tina Modotti e Frida Kahlo. Hai in programma di scrivere altri libri in futuro?

   Sì, c’è in cantiere un progetto molto articolato che vorrei realizzare, ma con calma perché è un progetto abbastanza ambizioso. Sarà anche questo musicale… quando riuscirò a realizzarlo per me sarà un sogno, un bel traguardo. Spero di rimettermi presto al lavoro. Per ora mi concentro su questo cd appena uscito, a cura della Friends4Arts S.r.l. di Milano.

   Ma… sbaglio o nel tuo percorso artistico c’è anche il teatro? Hai scritto la sceneggiatura e curato la regia di uno spettacolo. Ne vogliamo parlare?

   Sì, il titolo era “Diversità. Dov’è il problema?”, e la tematica della diversità non si affrontava solo dal punto di vista “fisico”: la diversità raccontata a 360° in tutte le sue forme, e lo si faceva attraverso momenti teatrali e momenti musicali. All’epoca dirigevo una compagnia di nove persone, musicisti, attore e due ballerine…tutti eccezionali: i “Sensorial Xsperimental”… Portammo la “prima” all’ex sede dell’Abeliano. Spero di tornare presto ad occuparmi di teatro, anche perché mi è rimasto l’“odore” del teatro. Chi ci lavora sa cosa intendo dire…

   Per me, e non solo, sei un esempio perché nonostante le difficoltà, dovute alla tua disabilità, comunque prosegui “a testa alta” e con tanta voglia di fare. Ti sei costruita un futuro, una professione, un’associazione culturale, hai una vita ricca di interessi e progetti, ma sai bene quanto la società ostacola i disabili nella loro realizzazione. Cosa potresti dire a quei disabili che vivono queste ingiustizie? Cosa consiglieresti loro perché non si arrendano?

   Questo è un tema che affronto anche con gli amici, lo affronto quotidianamente. Penso che la soluzione sta nell’amarsi, perché prima di tutto dobbiamo amare noi stessi, e poi proiettarci nell’altro e soprattutto in quei contesti sociali che potrebbero darci gli strumenti necessari per vivere una vita “normale”. E uso la parola “normale” con le “virgolette” perché ognuno di noi ha un proprio modo di vivere la vita e non è detto che la mia sia “anormale” rispetto a un’altra persona (nella mia condizione per me tutto è normale)… Nella vita tutto è relativo, tutto dipende dal punto di vista dal quale tu guardi te stesso e gli altri. 

   Amarsi quindi…

   Una volta che una persona prende consapevolezza del suo posto nel mondo può dirsi “Bene, io sono qui, devo darmi un’opportunità”. Tutto deve partire da sé, il primo passo deve essere compiuto da noi. 

   Avere la forza di andare avanti nonostante tutto?

   Sì, crederci! Credere in se stessi e non abbandonare i propri sogni perché l’uomo senza sogni non ha ragione d’esistere. Come diceva un famoso scrittore “siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”.

   E per quelle persone disabili che purtroppo non possono difendersi da sole e decidere per se stesse? Cosa potresti dire alle loro famiglie o ai cari che, giornalmente, se ne prendono cura? …Mi rendo conto che la mia è una domanda difficile, stiamo parlando di situazioni molto complesse…

   Sono situazioni molto delicate, lungi da me dare consigli o, peggio, “soluzioni”. Posso solo dire, o suggerire (come già faccio con molti miei amici), di cogliere le piccole e grandi sfumature della vita… di vivere la vita di giorno in giorno, di momento in momento. Solo questo, non posso dire altro perché di fronte a determinate drammaticità… ci si rende conto che bisogna viverle in prima persona per potersi sentire in diritto di dire di più. 

   Condivido pienamente! Grazie per questa bella intervista.

   Grazie a te Lorena cara!


Lorena Liberatore

Via alla prima edizione del Disability Pride Italia




 È cominciato ieri alle ore 16,30 il Disability Pride Italia, l’iniziativa internazionale dedicata al mondo della disabilità; terminerà domenica 10 chiudendo in bellezza: in collegamento con il sindaco di New York! Infatti intorno alle ore 16.00 sarà trasmesso il video messaggio del sindaco Bill De Blasio segnando la contemporaneità dell’evento in Italia e Stati Uniti d’America, ma anche la nascita di un evento destinato a ripetersi annualmente coinvolgendo progressivamente tutti i paesi del mondo. 
 Questo evento in prima edizione assoluta vede l'alto patrocinio del Parlamento Europeo, si svolge ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo (via Paolo Gili 4), è promosso dal MoVIS Onlus insieme all'associazione Parent Project e con la collaborazione del Comune di Palermo e del CeSVoP, il Csv provinciale. 
 Lo scopo è di far riflettere sull'attuazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone disabili, sanciti in 50 articoli, formalmente ottenuti ma fino ad oggi poco osservati o applicati. Un’occasione per approfondire e conoscere i reali percorsi di inserimento e di autonomia per i disabili, l'accessibilità, le barriere architettoniche… e naturalmente quelle mentali; il tutto attraverso conferenze ed incontri di approfondimento. Non manca, infine, un interessante programma di appuntamenti musicali e di cinema e anche un Disability Village per conoscere le organizzazioni dei e per i disabili.
 Un evento unico in Italia, quindi, che ha avuto precedenti edizioni negli Stati Uniti, e al quale sono stata invitata a partecipare per portare la mia testimonianza sull’argomento lavoro e disabilità. È stata infatti una mia lettera aperta di denuncia, riguardo l’assenza di vere possibilità lavorative per i diversamente abili del sud d’Italia (categoria che anch’io rappresento e per la quale conduco diverse piccole/grandi battaglie) e che da alcune settimane circola su internet tramite social network e blog, a far nascere in Carmelo Comisi, organizzatore e promotore del Disability Pride Italia, la volontà di contattarmi e propormi un intervento (avvenuto in videochiamata durante la prima giornata).
 Reali possibilità lavorative per chi ha una disabilità e vive nel sud d’Italia al momento non ce ne sono (fa male dirlo, perché amo la terra in cui sono nata e dove, nel bene o nel male, dovrò costruire il mio futuro). Questo non significa che qui non ci siano disabili che lavorano, ma purtroppo non sono la maggioranza rispetto quelli che potrebbero avere una normale vita lavorativa e come tanti in quest’epoca storica così delicata e tragica si ritrovano a dover attendere un futuro migliore, o un mondo più civile. 
 Al momento per un diversamente abile trovare un lavoro è difficile ma non impossibile… un po’ come vincere alla lotteria! Questo accade anche perché sono totalmente inutili quelle che un tempo erano risorse o agevolazioni, come la Legge n. 68 del 12 marzo 1999. Tale legge avrebbe come finalità “la promozione dell'inserimento e della integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato” e afferma anche che  “I datori di lavoro pubblici e privati sono tenuti ad avere alle loro dipendenze lavoratori appartenenti alle categorie di cui all'articolo 1 nella seguente misura: sette per cento dei lavoratori occupati, se occupano più di 50 dipendenti; due lavoratori, se occupano da 36 a 50 dipendenti; un lavoratore, se occupano da 15 a 35 dipendenti”.
 Queste direttive al momento non hanno più nessuna validità reale: inviare il proprio curriculum vitae ad un ente/azienda, pubblico/a o privato/a che sia, menzionando la Legge n. 68 del 1999 equivale esattamente a spedire una normale candidatura spontanea che verrà o archiviata (nella migliore delle ipotesi) o ignorata. Un’enorme contraddizione se consideriamo che si parla molto e spesso di assistenzialismo, di voler integrare i disabili perché siano una vera risorsa e non pesino sullo Stato! Ma in quale prossimo o remoto futuro questo sarà davvero, e finalmente, possibile? 
 Fortunatamente ci sono persone che combattono, disabili che lottano per se stessi e per l’intera comunità di chi vive analoghe problematiche, e che organizzano eventi su larga scala per sensibilizzare e migliorare la vita di tutti.
 Sul sito internet www.disabilityprideitalia.org sono presenti tutte le informazioni dedicate a questo Disability Pride tutto italiano, all’interno si possono visionare gli spazi che il Comune di Palermo mette a disposizione e si possono contattare gli organizzatori per aderire al progetto.

Lorena Liberatore





ITALIANI ABBANDONATI MA NON DIMENTICATI


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Come in molti saprete, di recente Blindsight Project ha firmato un protocollo d'intesa con Aila, associazione costituita di recente per la lotta contro ogni abuso e discriminazione, per offrire sostegno legale a tutti coloro che vorranno, segnalandolo a 008 di Blindsight.
Come si può immaginare, le segnalazioni sono molte, ma soprattutto disperate! Ed è di questo che forse è bene parlare: perché ci sono tanti italiani disperati, ridotti all'osso dai tribunali e da alcuni avvocati o associazioni, senza aver mai visto un'ombra di giustizia? Purtroppo è quanto emerge dalle numerose segnalazioni, ma soprattutto dai loro contenuti: evidentemente c'è un problema.
Vale soprattutto per le persone disabili, per disservizi identici a vere truffe a carico di anziani pensionati, e per i cittadini onesti che fanno quei lavori, cosiddetti "umili", come direbbe qualcuno che di lavoro capisce poco. Più che la discriminazione o l'abuso, ci viene segnalato il vuoto di giustizia, nonostante ognuno di loro l'abbia chiesto in ogni modo e maniera. Da ciò si evince che ci sono tantissimi italiani completamente abbandonati, ma non dimenticati: perché la persona disabile e lo schiavismo fruttano si vede. Molti rimangono incastrati nel tunnel del vuoto di giustizia, che è vuoto si ma presente quando si tratta di pagare, tesserarsi o essere riconoscenti. Ci rimane di solito chi lavora mobbizzato ad esempio in un call center, o perché è disabile, adolescente o donna, ed è stato discriminato o abusato gravemente. Questo è un grande problema. Anni in giro a spendere e scrivere, ma nessuno se li fila: i loro sono problemi che non interessano molto si vede.
Ci stiamo accorgendo che sono tantissime le persone che arrivano a noi dopo numerose segnalazioni ad altri, o lunghissime, quanto inutili, pseudo azioni legali: come mai? "Ma si sa come funziona la giustizia in Italia!", direte. Ma forse sarebbe il caso di cominciare a farla funzionare meglio, dico io. A volte basterebbe solo considerare la persona, prima di una pratica, e forse tante cause sarebbero già chiuse e risolte. Perché il ladro, il razzista, il criminale ci saranno sempre e ovunque, da noi un po' troppi, è vero.
008 di Blindsight sta affrontando questo, quindi è naturale farsi delle domande e, nonostante si sia agli inizi, è troppo facile minimizzare tutto con la solita frase: ma siamo in Italia! Sì è vero ma non siamo tutti uguali, ad esempio ci sono associazioni come le nostre, ed altre che da anni fanno la stessa cosa, oppure tantissimi avvocati onesti, ma pare che si appartenga in questo caso alla minoranza in questa nazione. Così come si può considerare maggioranza, quella grande parte di italiani citati sopra, che per un motivo o per l'altro hanno bisogno di far valere i propri diritti negati da qualche incivile, o criminale, però non vengono considerati la maggior parte delle volte. Forse perché difendere un impiegato, o una persona disabile porta meno prestigio e pubblicità? Beh è sbagliato questo.
L'Italia ha ratificato alcune convenzioni, tra queste quella di Istanbul e quella con le Nazioni Unite per le persone disabili: bisogna sempre partire da questi presupposti, e infatti ci si accorge subito, girandosi intorno, di quanto questa nazione sia priva di ogni adeguamento a queste convenzioni. 
Solo informazioni, queste mie, che suscitano dubbi, e a volte anche un po' di tristezza, se si considera che questa nazione firma le convenzioni e legifera, quasi inutilmente visto quante volte poi la legge viene trasgredita, non è applicata, ma soprattutto non difesa. 
Continuate ad inviare le vostre segnalazioni, ringraziamo molto di questo e, mi auguro, che le prossime possano essere meno disperate a causa di finti difensori, o terribili consiglieri. È un'utopia d'accordo, ma se succedesse davvero, vorrebbe dire che finalmente anche l'Italia può considerarsi un paese civile. 
Di italiani civili ce ne sono comunque: gli "agenti 008" sono bravissimi! Già il solo pubblicare a tutti, nella pubblica piazza quindi, le vomitevoli azioni italiote, funziona: chi legge si vergogna e ci pensa, ad esempio, prima di parcheggiare male, almeno il più delle volte è così, ma ovviamente c'è tanto da lavorare qui per la civiltà. Non ci dimentichiamo che noi italiani, quando misero obbligatorie le cinture, ce le siamo disegnate sulle tshirt, quindi campa cavallo prima che gli italioti capiscano di essere italiani.
Un paese civile, per me, non è quel paese dove tutto è perfetto, è quel paese dove, se l'"imperfetto" mi crea un danno, c'è qualcuno che mi difende e lo punisce, con una sanzione o con il carcere se necessario, dipende dal danno subito o provocato.
Noi di Blindsight Project riceviamo le segnalazioni con 008 di Blindsight, per poi passarle ad Aila quando necessario o richiesto: al mio posto solo un replicante non avrebbe scritto questo, dopo aver letto tante oscenità made in Italy, che emergono dalle segnalazioni. 
Descrizione dell'immagine: primo piano dell'androide del famoso film Metropolis, scelta per la sua famosa espressione basita. La mia da quando abbiamo aperto 008, e di chi legge le segnalazioni.
Grazie.
Laura Raffaeli (presidente Blindsight Project)

CHICCHE SUL CANE GUIDA

Uno dei pericolosissimi ciechi cacciati via perché hanno osato salire sulla scala mobile di Belluno
Due chicche per Orba Moderna, che ultimamente è rimasta è un po' sola. Entrambe riguardano il cane guida, gli occhi a 4 zampe di chi non vede, o vede poco. La prima è carina: sono le nuove T-shirt di Blindsight Project per la Campagna Cane Guida, il cui ricavato sosterrà l'addestramento di un cane guida della Scuola Triveneta di Selvazzano: compratele e indossatele! L'altra chicca, se così si può dire, è un episodio che sa di fantascienza, perché quando un'associazione che dovrebbe tutelare persone disabili della vista, minaccia di denunciarle perché hanno osato salire su una scala mobile, illegalmente proibita dal sindaco ai cani guida, vuol dire che siamo fuori dalla realtà. Una brutta storia che vede però il nascere di un gruppo spontaneo di cittadini che, sfortunatamente per il sindaco di Belluno, diventa sempre più numeroso e disposto a non mollare, per avere il riconoscimento di un diritto, e soprattutto il rispetto della legge. Leggete cosa è successo, lo racconto a parole mie visto che ero tra le vittime di una specie di sequestro immotivato, ma anche di una gravissima discriminazione.
Laura Raffaeli (presidente Blindsight Project, cieca con cane guida, cacciata via dalla scala mobile di Belluno perché il sindaco ha detto che le unghie dei cani si incastrano, e l'Unione Ciechi di zona glielo ha confermato, anzi ha detto che dovremmo essere denunciati tutti...)

“Tina e Frida. Creaciòn y vida” (libro) di Annarita Romito



In un gioco di specchi Tina Modotti, fotografa e reporter del Messico rivoluzionario degli anni ’20, e Frida Kahlo, pittrice messicana icona dell’arte novecentesca, vengono messe a confronto per mezzo di una scrittura semplice, diretta e sintetica. Questo è Tina e Frida. Creaciòn y vida, edito dalla FaLvision (pp. 48, euro 10), nel quale l’autrice, Annarita Romito, concreta per mezzo di immagini e rapide pennellate le vite di queste due artiste, i loro amori, le loro sofferenze. E mentre si delineano meglio i loro contorni ad accompagnarle subentra la musica – un cd incluso nell’opera, composto e cantato dalla stessa autrice –, come colonna sonora e leitmotiv tematico che avvolge i personaggi analizzati in descrizioni fortemente empatiche.
Gioco magico è quello che poi vede sovrapporsi alle due donne il volto della stessa Romito, che dimostra con esse una straordinaria affinità elettiva. Non a caso l’affinità più sentita dalla Romito è verso la seconda artista, verso la sua sensibilità e le dure sofferenze fisiche ed emotive affrontate nell’arco di un’intera vita.
Frida Kahlo raccolse da Diego Rivera la lezione precolombiana aprendola al Surrealismo, trovò nella propria forza interiore, disperata, violenta e passionale, la via per affrontare malattie e lunghe degenze, noto è infatti il grave incidente stradale che subì da adolescente e che la lasciò gravemente menomata nel fisico tormentandola per tutta la vita.
Anche Tina viene descritta attraverso le sue passioni, come nell’impegno civile reso nel ritrarre rivoluzionari, lavoratori, e donne appartenenti al popolo messicano. La sua è una passionalità che dimostra l’amore per la vita anche nel dolore. Due estremi, questi, toccati da Tina Modotti come dalla punta di un pendolo invisibile e vissuti appieno, nel bene e nel male. «In lei la passione si tramutava in dolore e il dolore in passione. La passione per gli uomini che l’hanno amata, la passione per il suo lavoro, per la vita stessa» dice la Romito, anch’essa capace di mutare la passione e il dolore in arte. Ne vengono quindi tracciate, in maniera diretta e saliente, le sue imprese artistiche, la vita e la morte prematura, ma anche la particolarità dello stile fotografico, misurato e documentaristico: altro elemento forte e sentito dalla Romito, che attraverso Tina rivive l’arte di suo padre, anch’egli fotografo.
Il volume si presenta quindi come una ricostruzione biografica, approfondita con sensibilità e delicatezza. In definitiva le due artiste diventano stendardi di un forte inno alla vita: quella vita che loro hanno saputo assaporare pienamente, con femminilità e umanità.
Infine, il cd si mostra come un raffinato sigillo al testo e personale omaggio dell’autrice alle due donne che hanno ispirato la sua vena artistica. Sono contenuti in esso dieci brani jazz cantautoriali insieme a una ballad e ad un brano a cappella, ispirati ad alcune vicende vissute dalle due protagoniste, alle loro lettere private, ma anche agli scritti di Alda Merini.
La Romito, eclettica compositrice jazz e cantante, mostra tutta la sua artistica passionalità proprio nel cd, straordinario esempio di musica dalle atmosfere prevalentemente jazz, con accompagnamento di pianoforte (Vito Liturri), chitarra classica ed elettrica (Simona Armenise), sax tenore e soprano (Felice Mezzina e Vincenzo Antonicelli) e percussioni (Giovanni Chiapparino).

SENSORIAL PAD: CONTRO VIOLENZA E BULLISMO

Violenza e bullismo in aumento: l'accessibilità potrebbe combatterli? Nessuna risposta dall'Italia, fanalino di coda per l'accessibilità: da qui non si sa propio cosa rispondere, anche se immaginiamo che un centro antiviolenza accessibile sarebbe davvero l'ideale, ad esempio per quella ragazza cieca che da anni subisce abusi in casa. Idem vale per i famosi numeri verde a cui, ad esempio, quella ragazza sorda non potrà mai accedere per raccontare cosa subisce sul posto di lavoro.. Cosa fare? Intanto impariamo a difenderci va..:
Blindsight Project lancia il SENSORIAL PAD, non mancate! Leggi tutto su Pink Blindsight http://www.pinkblindsight.net/2015/03/sensorial-pad-difendiamoci-da-soli.html

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA: ANCHE LA NONA EDIZIONE CON FILM ACCESSIBILI


Anche quest'anno l'Organizzazione del Festival Internazionale del Film di Roma ha accolto la richiesta di Blindsight Project per proiezioni accessibili, nonostante nessun film italiano sia arrivato lì con sottotitoli e audiodescrizione. Subti realizzerà l'accessibilità di alcune proiezioni che il festival offrirà comunque, per continuare un importante percorso di adeguamento alla Convenzione Onu per Persone Disabili, iniziato nel 2010 con Blindsight Project.
Tutte le sale dell’Auditorium, oltre quattromila posti a sedere, a disposizione del Festival per dieci  giorni: la struttura firmata da Renzo Piano sarà il punto di riferimento per tutti gli appassionati di cinema e non solo, ospitando proiezioni, mostre, eventi, convegni, dibattiti. I 1300 mq del viale che conduce alla Cavea saranno trasformati in uno dei più grandi red carpet al mondo! Leggi tutto http://blindsight.eu/news/festival-internazionale-del-film-di-roma-blindsight-project-e-subti-curano-laccessibilita-anche-questanno/

L'INFORMAZIONE E' CIECA

«Se Massimo Giletti – scrive Giulio Nardone – avesse lasciato agli intervenuti in tutte e tre le sue trasmissioni sui “falsi ciechi” il tempo di chiarire le cose, ascoltando, invece di troncare i discorsi con domande tendenziose, probabilmente avrebbe capito alcune verità». Ci mancava Giletti per fare altra confusione e disinformazione! Quante cose avrebbe potuto dire in tv su noi ciechi,.. (...). Quante cose non si sanno e non si ha il coraggio di ammetterlo, preferendo a questo insistere su errori dovuti solo alla disinformazione, e all'ignoranza. Quali sono le diversità fra le persone con disabilità visive, e cosa fare se si incontra un cane guida, oppure perché Trenitalia esclude i ciechi dai treni! Giletti avrebbe avuto l'occasione per fare giusta informazione, parlando di quello che vivono i ciechi veri, anziché denunciare solo il cieco in bicicletta (che volendo, se impara il percorso, potrebbe anche usare..). Leggi tutto: http://lauraffaeli.blogspot.it/2014/04/finti-ciechi-e-giornalisti-falsi-un.html

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