Tra impegno sociale e... il New Jazz Sound Duo: intervista ad Annarita Romito



   Annarita Romito è un’artista a tutto tondo impegnata nel sociale. Un esempio di forza e tenacia per chi si arrende davanti alle più piccole e quotidiane difficoltà. La sua carriera di cantante jazz, per la quale ha ricevuto svariati riconoscimenti da parte di stampa e pubblico, ha inizio in giovane età: dal ’98 ad oggi si esibisce in club e associazioni concertistiche di Bari e provincia; con la FaLvision Editore ha pubblicato nel 2013 il libro con cd musicale dal titolo Tina e Frida: Creaciòn y Vida; e dal 2011 è presidentessa dell’associazione culturale DiversArte di Bari che si occupa di arte, cultura e diverse abilità. 
   L’interesse per le diverse abilità è determinato dal fatto che anche Annarita appartiene all’universo “diversamente abile”, ma al cospetto di tutte le sue attività artistiche e sociali, i suoi interessi e anche i suoi progetti futuri, la sua sedia a rotelle diventa una cosa totalmente secondaria: un comune elemento, magari fonte in ugual modo di utilità ed eleganza (…un po’ come un vestito, o come la famosa borsetta a tracolla di Coco Chanel!) e ne rimane in primo piano solo la donna. 
   Di seguito proponiamo l’intervista rilasciataci. 

   Ciao Annarita! Cominciamo con DiversArte: parlaci un po’ di questa associazione.

   L’associazione DiversArte nasce nel 2011 con l’intento di dare vari punti di riferimento in un solo luogo, un luogo dove gli artisti si possano incontrare e possano condividere momenti di espressione artistica, normodotati e non!  Andiamo a mettere in luce in particolar modo l’artista “diversamente abile”, con l’obiettivo di lanciare il messaggio che tra questi e gli “altri” non c’è differenza perché ciò che conta è la persona con le sue capacità. Come dico sempre “il disabile non è la patologia”, e non bisogna mai stancarsi di dire alla gente di andare “oltre” il problema, di non fermarsi semplicemente a una condizione esteriore.

   La cosa interessante di DiversArte è che da un lato si pone come “culturale” (e come ogni associazione culturale organizza eventi), dall’altro è anche un’associazione dedicata ai disabili. E tu fondi perfettamente le due cose nella musicoterapia, offerta soprattutto ai ragazzi con disabilità psichiche. Cosa mi puoi dire dei tuoi ragazzi?

   In DiversArte ci sono varie tipologie di disabilità, compresa anche quella psichica, per esempio l’autismo. C’è un ragazzo cerebroleso che non si stacca mai dal suo tamburello e comunica attraverso i suoni emessi dal tamburello. Questo cosa significa? Che la musica, come l’arte in generale, è comunicazione. Ognuno di noi ha un modo di comunicare e dobbiamo entrare nell’altro con l’empatia, attraverso la propria chiave di comunicazione. E poi c’è Carlotta Cionini: una cantante bravissima che per noi è la mascotte. L’abbiamo vista crescere, ha una voce splendida che ha incantato il pubblico in varie edizioni del Festival DiversArte. Quando lei canta non si nota più il “problema”… La musica riesce ad abbattere ogni barriera, è il grande potere che l’arte in generale ci dona.

   Mi hai raccontato che alcuni genitori di questi ragazzi si sono battuti per permettere loro di studiare al Conservatorio. Li hai seguiti in questa battaglia?

   Sì. È ancora una battaglia dura perché qui in Puglia sono ancora molto chiusi mentalmente, c’è un allontanamento dalle “diverse abilità”. Come se spaventasse l’accoglienza di persone disabili! Conosco, per esempio (e fa parte della mia associazione) un ragazzo autistico, Carlo De Liso, che al Conservatorio di Bari non è stato ammesso, ma fortunatamente è stato ammesso al Conservatorio di Matera. Un bravissimo pianista che oggi ha un suo gruppo che si chiama Carlo & Friends! Ed è un gruppo di maestri! Ciò significa che l’inclusione è possibile laddove si creano le condizioni, e qui in Puglia è ancora una dura battaglia... Eppure si tratterebbe di applicare qualcosa che la stessa legge 104 prevede.

   Il tuo interesse per la musica è legato al tuo lavoro, infatti sei una cantante jazz e hai da poco inciso un nuovo cd. Cosa mi puoi dire del tuo ultimo album?

   Il mio ultimo cd si chiama New Jazz Sound Duo e prende il nome dal mio ultimo duo. Si tratta di un album singolo contenente tre cover di brani molto noti nella storia della musica, come “Georgia On My Mind” e “Baby Can I Old You”. Il terzo è “Strange Fruit”, un brano molto commovente del repertorio jazz. Sono quindi tre canzoni-simbolo che voglio raccontare attraverso voce e chitarra. Alla chitarra abbiamo il grande Vincenzo Buono che io definisco il mio “fratellone” e per me è un punto di riferimento, non solo musicale ma anche affettivo. Il New Jazz Sound Duo è un progetto che nasce un paio di anni fa, una collaborazione attiva soprattutto nelle performance dal vivo e che vuole spaziare in un ampio range musicale, andiamo dal gospel-spiritual con delle mie composizioni, al blues, al jazz, al cantautorato italiano (riproponiamo alcuni celebri brani di Concato, Pino Daniele, Fiorella Mannoia, ecc.)… Insomma avremmo molto da raccontare su questo duo e dei suoi live. 

   Com’è nata la tua passione per il jazz?

   La mia passione per il jazz nasce quando avevo diciott’anni, arrivai in questa celebre scuola di Bari che è il Pentagramma dove sono cresciuta e ho trascorso un periodo importante della mia vita. Lì [e presso il Conservatorio di Bari] ho studiato canto jazz, armonia, composizione, orchestra ed altro. Rimasi da subito affascinata dal jazz, mi sono sentita molto somigliante… forse perché la melanconia del jazz appartiene anche alla mia anima. Spesso anch’io sono malinconica, e in questo il jazz tocca le mie corte più profonde. Stessa cosa per il suo fratello, il blues, la cui parola deriva dall’espressione "to have the blue devils" e che significa [in senso più ampio] “sentire tristezza”, quella tristezza profonda… [Tornando alla carriera musicale] col tempo sono diventata autrice della parte “letteraria” e compositrice.

   Sei autrice, di canzoni ma anche di un libro dedicato a Tina Modotti e Frida Kahlo. Hai in programma di scrivere altri libri in futuro?

   Sì, c’è in cantiere un progetto molto articolato che vorrei realizzare, ma con calma perché è un progetto abbastanza ambizioso. Sarà anche questo musicale… quando riuscirò a realizzarlo per me sarà un sogno, un bel traguardo. Spero di rimettermi presto al lavoro. Per ora mi concentro su questo cd appena uscito, a cura della Friends4Arts S.r.l. di Milano.

   Ma… sbaglio o nel tuo percorso artistico c’è anche il teatro? Hai scritto la sceneggiatura e curato la regia di uno spettacolo. Ne vogliamo parlare?

   Sì, il titolo era “Diversità. Dov’è il problema?”, e la tematica della diversità non si affrontava solo dal punto di vista “fisico”: la diversità raccontata a 360° in tutte le sue forme, e lo si faceva attraverso momenti teatrali e momenti musicali. All’epoca dirigevo una compagnia di nove persone, musicisti, attore e due ballerine…tutti eccezionali: i “Sensorial Xsperimental”… Portammo la “prima” all’ex sede dell’Abeliano. Spero di tornare presto ad occuparmi di teatro, anche perché mi è rimasto l’“odore” del teatro. Chi ci lavora sa cosa intendo dire…

   Per me, e non solo, sei un esempio perché nonostante le difficoltà, dovute alla tua disabilità, comunque prosegui “a testa alta” e con tanta voglia di fare. Ti sei costruita un futuro, una professione, un’associazione culturale, hai una vita ricca di interessi e progetti, ma sai bene quanto la società ostacola i disabili nella loro realizzazione. Cosa potresti dire a quei disabili che vivono queste ingiustizie? Cosa consiglieresti loro perché non si arrendano?

   Questo è un tema che affronto anche con gli amici, lo affronto quotidianamente. Penso che la soluzione sta nell’amarsi, perché prima di tutto dobbiamo amare noi stessi, e poi proiettarci nell’altro e soprattutto in quei contesti sociali che potrebbero darci gli strumenti necessari per vivere una vita “normale”. E uso la parola “normale” con le “virgolette” perché ognuno di noi ha un proprio modo di vivere la vita e non è detto che la mia sia “anormale” rispetto a un’altra persona (nella mia condizione per me tutto è normale)… Nella vita tutto è relativo, tutto dipende dal punto di vista dal quale tu guardi te stesso e gli altri. 

   Amarsi quindi…

   Una volta che una persona prende consapevolezza del suo posto nel mondo può dirsi “Bene, io sono qui, devo darmi un’opportunità”. Tutto deve partire da sé, il primo passo deve essere compiuto da noi. 

   Avere la forza di andare avanti nonostante tutto?

   Sì, crederci! Credere in se stessi e non abbandonare i propri sogni perché l’uomo senza sogni non ha ragione d’esistere. Come diceva un famoso scrittore “siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”.

   E per quelle persone disabili che purtroppo non possono difendersi da sole e decidere per se stesse? Cosa potresti dire alle loro famiglie o ai cari che, giornalmente, se ne prendono cura? …Mi rendo conto che la mia è una domanda difficile, stiamo parlando di situazioni molto complesse…

   Sono situazioni molto delicate, lungi da me dare consigli o, peggio, “soluzioni”. Posso solo dire, o suggerire (come già faccio con molti miei amici), di cogliere le piccole e grandi sfumature della vita… di vivere la vita di giorno in giorno, di momento in momento. Solo questo, non posso dire altro perché di fronte a determinate drammaticità… ci si rende conto che bisogna viverle in prima persona per potersi sentire in diritto di dire di più. 

   Condivido pienamente! Grazie per questa bella intervista.

   Grazie a te Lorena cara!


Lorena Liberatore

Via alla prima edizione del Disability Pride Italia




 È cominciato ieri alle ore 16,30 il Disability Pride Italia, l’iniziativa internazionale dedicata al mondo della disabilità; terminerà domenica 10 chiudendo in bellezza: in collegamento con il sindaco di New York! Infatti intorno alle ore 16.00 sarà trasmesso il video messaggio del sindaco Bill De Blasio segnando la contemporaneità dell’evento in Italia e Stati Uniti d’America, ma anche la nascita di un evento destinato a ripetersi annualmente coinvolgendo progressivamente tutti i paesi del mondo. 
 Questo evento in prima edizione assoluta vede l'alto patrocinio del Parlamento Europeo, si svolge ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo (via Paolo Gili 4), è promosso dal MoVIS Onlus insieme all'associazione Parent Project e con la collaborazione del Comune di Palermo e del CeSVoP, il Csv provinciale. 
 Lo scopo è di far riflettere sull'attuazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone disabili, sanciti in 50 articoli, formalmente ottenuti ma fino ad oggi poco osservati o applicati. Un’occasione per approfondire e conoscere i reali percorsi di inserimento e di autonomia per i disabili, l'accessibilità, le barriere architettoniche… e naturalmente quelle mentali; il tutto attraverso conferenze ed incontri di approfondimento. Non manca, infine, un interessante programma di appuntamenti musicali e di cinema e anche un Disability Village per conoscere le organizzazioni dei e per i disabili.
 Un evento unico in Italia, quindi, che ha avuto precedenti edizioni negli Stati Uniti, e al quale sono stata invitata a partecipare per portare la mia testimonianza sull’argomento lavoro e disabilità. È stata infatti una mia lettera aperta di denuncia, riguardo l’assenza di vere possibilità lavorative per i diversamente abili del sud d’Italia (categoria che anch’io rappresento e per la quale conduco diverse piccole/grandi battaglie) e che da alcune settimane circola su internet tramite social network e blog, a far nascere in Carmelo Comisi, organizzatore e promotore del Disability Pride Italia, la volontà di contattarmi e propormi un intervento (avvenuto in videochiamata durante la prima giornata).
 Reali possibilità lavorative per chi ha una disabilità e vive nel sud d’Italia al momento non ce ne sono (fa male dirlo, perché amo la terra in cui sono nata e dove, nel bene o nel male, dovrò costruire il mio futuro). Questo non significa che qui non ci siano disabili che lavorano, ma purtroppo non sono la maggioranza rispetto quelli che potrebbero avere una normale vita lavorativa e come tanti in quest’epoca storica così delicata e tragica si ritrovano a dover attendere un futuro migliore, o un mondo più civile. 
 Al momento per un diversamente abile trovare un lavoro è difficile ma non impossibile… un po’ come vincere alla lotteria! Questo accade anche perché sono totalmente inutili quelle che un tempo erano risorse o agevolazioni, come la Legge n. 68 del 12 marzo 1999. Tale legge avrebbe come finalità “la promozione dell'inserimento e della integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato” e afferma anche che  “I datori di lavoro pubblici e privati sono tenuti ad avere alle loro dipendenze lavoratori appartenenti alle categorie di cui all'articolo 1 nella seguente misura: sette per cento dei lavoratori occupati, se occupano più di 50 dipendenti; due lavoratori, se occupano da 36 a 50 dipendenti; un lavoratore, se occupano da 15 a 35 dipendenti”.
 Queste direttive al momento non hanno più nessuna validità reale: inviare il proprio curriculum vitae ad un ente/azienda, pubblico/a o privato/a che sia, menzionando la Legge n. 68 del 1999 equivale esattamente a spedire una normale candidatura spontanea che verrà o archiviata (nella migliore delle ipotesi) o ignorata. Un’enorme contraddizione se consideriamo che si parla molto e spesso di assistenzialismo, di voler integrare i disabili perché siano una vera risorsa e non pesino sullo Stato! Ma in quale prossimo o remoto futuro questo sarà davvero, e finalmente, possibile? 
 Fortunatamente ci sono persone che combattono, disabili che lottano per se stessi e per l’intera comunità di chi vive analoghe problematiche, e che organizzano eventi su larga scala per sensibilizzare e migliorare la vita di tutti.
 Sul sito internet www.disabilityprideitalia.org sono presenti tutte le informazioni dedicate a questo Disability Pride tutto italiano, all’interno si possono visionare gli spazi che il Comune di Palermo mette a disposizione e si possono contattare gli organizzatori per aderire al progetto.

Lorena Liberatore





ITALIANI ABBANDONATI MA NON DIMENTICATI


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Come in molti saprete, di recente Blindsight Project ha firmato un protocollo d'intesa con Aila, associazione costituita di recente per la lotta contro ogni abuso e discriminazione, per offrire sostegno legale a tutti coloro che vorranno, segnalandolo a 008 di Blindsight.
Come si può immaginare, le segnalazioni sono molte, ma soprattutto disperate! Ed è di questo che forse è bene parlare: perché ci sono tanti italiani disperati, ridotti all'osso dai tribunali e da alcuni avvocati o associazioni, senza aver mai visto un'ombra di giustizia? Purtroppo è quanto emerge dalle numerose segnalazioni, ma soprattutto dai loro contenuti: evidentemente c'è un problema.
Vale soprattutto per le persone disabili, per disservizi identici a vere truffe a carico di anziani pensionati, e per i cittadini onesti che fanno quei lavori, cosiddetti "umili", come direbbe qualcuno che di lavoro capisce poco. Più che la discriminazione o l'abuso, ci viene segnalato il vuoto di giustizia, nonostante ognuno di loro l'abbia chiesto in ogni modo e maniera. Da ciò si evince che ci sono tantissimi italiani completamente abbandonati, ma non dimenticati: perché la persona disabile e lo schiavismo fruttano si vede. Molti rimangono incastrati nel tunnel del vuoto di giustizia, che è vuoto si ma presente quando si tratta di pagare, tesserarsi o essere riconoscenti. Ci rimane di solito chi lavora mobbizzato ad esempio in un call center, o perché è disabile, adolescente o donna, ed è stato discriminato o abusato gravemente. Questo è un grande problema. Anni in giro a spendere e scrivere, ma nessuno se li fila: i loro sono problemi che non interessano molto si vede.
Ci stiamo accorgendo che sono tantissime le persone che arrivano a noi dopo numerose segnalazioni ad altri, o lunghissime, quanto inutili, pseudo azioni legali: come mai? "Ma si sa come funziona la giustizia in Italia!", direte. Ma forse sarebbe il caso di cominciare a farla funzionare meglio, dico io. A volte basterebbe solo considerare la persona, prima di una pratica, e forse tante cause sarebbero già chiuse e risolte. Perché il ladro, il razzista, il criminale ci saranno sempre e ovunque, da noi un po' troppi, è vero.
008 di Blindsight sta affrontando questo, quindi è naturale farsi delle domande e, nonostante si sia agli inizi, è troppo facile minimizzare tutto con la solita frase: ma siamo in Italia! Sì è vero ma non siamo tutti uguali, ad esempio ci sono associazioni come le nostre, ed altre che da anni fanno la stessa cosa, oppure tantissimi avvocati onesti, ma pare che si appartenga in questo caso alla minoranza in questa nazione. Così come si può considerare maggioranza, quella grande parte di italiani citati sopra, che per un motivo o per l'altro hanno bisogno di far valere i propri diritti negati da qualche incivile, o criminale, però non vengono considerati la maggior parte delle volte. Forse perché difendere un impiegato, o una persona disabile porta meno prestigio e pubblicità? Beh è sbagliato questo.
L'Italia ha ratificato alcune convenzioni, tra queste quella di Istanbul e quella con le Nazioni Unite per le persone disabili: bisogna sempre partire da questi presupposti, e infatti ci si accorge subito, girandosi intorno, di quanto questa nazione sia priva di ogni adeguamento a queste convenzioni. 
Solo informazioni, queste mie, che suscitano dubbi, e a volte anche un po' di tristezza, se si considera che questa nazione firma le convenzioni e legifera, quasi inutilmente visto quante volte poi la legge viene trasgredita, non è applicata, ma soprattutto non difesa. 
Continuate ad inviare le vostre segnalazioni, ringraziamo molto di questo e, mi auguro, che le prossime possano essere meno disperate a causa di finti difensori, o terribili consiglieri. È un'utopia d'accordo, ma se succedesse davvero, vorrebbe dire che finalmente anche l'Italia può considerarsi un paese civile. 
Di italiani civili ce ne sono comunque: gli "agenti 008" sono bravissimi! Già il solo pubblicare a tutti, nella pubblica piazza quindi, le vomitevoli azioni italiote, funziona: chi legge si vergogna e ci pensa, ad esempio, prima di parcheggiare male, almeno il più delle volte è così, ma ovviamente c'è tanto da lavorare qui per la civiltà. Non ci dimentichiamo che noi italiani, quando misero obbligatorie le cinture, ce le siamo disegnate sulle tshirt, quindi campa cavallo prima che gli italioti capiscano di essere italiani.
Un paese civile, per me, non è quel paese dove tutto è perfetto, è quel paese dove, se l'"imperfetto" mi crea un danno, c'è qualcuno che mi difende e lo punisce, con una sanzione o con il carcere se necessario, dipende dal danno subito o provocato.
Noi di Blindsight Project riceviamo le segnalazioni con 008 di Blindsight, per poi passarle ad Aila quando necessario o richiesto: al mio posto solo un replicante non avrebbe scritto questo, dopo aver letto tante oscenità made in Italy, che emergono dalle segnalazioni. 
Descrizione dell'immagine: primo piano dell'androide del famoso film Metropolis, scelta per la sua famosa espressione basita. La mia da quando abbiamo aperto 008, e di chi legge le segnalazioni.
Grazie.
Laura Raffaeli (presidente Blindsight Project)

CHICCHE SUL CANE GUIDA

Uno dei pericolosissimi ciechi cacciati via perché hanno osato salire sulla scala mobile di Belluno
Due chicche per Orba Moderna, che ultimamente è rimasta è un po' sola. Entrambe riguardano il cane guida, gli occhi a 4 zampe di chi non vede, o vede poco. La prima è carina: sono le nuove T-shirt di Blindsight Project per la Campagna Cane Guida, il cui ricavato sosterrà l'addestramento di un cane guida della Scuola Triveneta di Selvazzano: compratele e indossatele! L'altra chicca, se così si può dire, è un episodio che sa di fantascienza, perché quando un'associazione che dovrebbe tutelare persone disabili della vista, minaccia di denunciarle perché hanno osato salire su una scala mobile, illegalmente proibita dal sindaco ai cani guida, vuol dire che siamo fuori dalla realtà. Una brutta storia che vede però il nascere di un gruppo spontaneo di cittadini che, sfortunatamente per il sindaco di Belluno, diventa sempre più numeroso e disposto a non mollare, per avere il riconoscimento di un diritto, e soprattutto il rispetto della legge. Leggete cosa è successo, lo racconto a parole mie visto che ero tra le vittime di una specie di sequestro immotivato, ma anche di una gravissima discriminazione.
Laura Raffaeli (presidente Blindsight Project, cieca con cane guida, cacciata via dalla scala mobile di Belluno perché il sindaco ha detto che le unghie dei cani si incastrano, e l'Unione Ciechi di zona glielo ha confermato, anzi ha detto che dovremmo essere denunciati tutti...)

“Tina e Frida. Creaciòn y vida” (libro) di Annarita Romito



In un gioco di specchi Tina Modotti, fotografa e reporter del Messico rivoluzionario degli anni ’20, e Frida Kahlo, pittrice messicana icona dell’arte novecentesca, vengono messe a confronto per mezzo di una scrittura semplice, diretta e sintetica. Questo è Tina e Frida. Creaciòn y vida, edito dalla FaLvision (pp. 48, euro 10), nel quale l’autrice, Annarita Romito, concreta per mezzo di immagini e rapide pennellate le vite di queste due artiste, i loro amori, le loro sofferenze. E mentre si delineano meglio i loro contorni ad accompagnarle subentra la musica – un cd incluso nell’opera, composto e cantato dalla stessa autrice –, come colonna sonora e leitmotiv tematico che avvolge i personaggi analizzati in descrizioni fortemente empatiche.
Gioco magico è quello che poi vede sovrapporsi alle due donne il volto della stessa Romito, che dimostra con esse una straordinaria affinità elettiva. Non a caso l’affinità più sentita dalla Romito è verso la seconda artista, verso la sua sensibilità e le dure sofferenze fisiche ed emotive affrontate nell’arco di un’intera vita.
Frida Kahlo raccolse da Diego Rivera la lezione precolombiana aprendola al Surrealismo, trovò nella propria forza interiore, disperata, violenta e passionale, la via per affrontare malattie e lunghe degenze, noto è infatti il grave incidente stradale che subì da adolescente e che la lasciò gravemente menomata nel fisico tormentandola per tutta la vita.
Anche Tina viene descritta attraverso le sue passioni, come nell’impegno civile reso nel ritrarre rivoluzionari, lavoratori, e donne appartenenti al popolo messicano. La sua è una passionalità che dimostra l’amore per la vita anche nel dolore. Due estremi, questi, toccati da Tina Modotti come dalla punta di un pendolo invisibile e vissuti appieno, nel bene e nel male. «In lei la passione si tramutava in dolore e il dolore in passione. La passione per gli uomini che l’hanno amata, la passione per il suo lavoro, per la vita stessa» dice la Romito, anch’essa capace di mutare la passione e il dolore in arte. Ne vengono quindi tracciate, in maniera diretta e saliente, le sue imprese artistiche, la vita e la morte prematura, ma anche la particolarità dello stile fotografico, misurato e documentaristico: altro elemento forte e sentito dalla Romito, che attraverso Tina rivive l’arte di suo padre, anch’egli fotografo.
Il volume si presenta quindi come una ricostruzione biografica, approfondita con sensibilità e delicatezza. In definitiva le due artiste diventano stendardi di un forte inno alla vita: quella vita che loro hanno saputo assaporare pienamente, con femminilità e umanità.
Infine, il cd si mostra come un raffinato sigillo al testo e personale omaggio dell’autrice alle due donne che hanno ispirato la sua vena artistica. Sono contenuti in esso dieci brani jazz cantautoriali insieme a una ballad e ad un brano a cappella, ispirati ad alcune vicende vissute dalle due protagoniste, alle loro lettere private, ma anche agli scritti di Alda Merini.
La Romito, eclettica compositrice jazz e cantante, mostra tutta la sua artistica passionalità proprio nel cd, straordinario esempio di musica dalle atmosfere prevalentemente jazz, con accompagnamento di pianoforte (Vito Liturri), chitarra classica ed elettrica (Simona Armenise), sax tenore e soprano (Felice Mezzina e Vincenzo Antonicelli) e percussioni (Giovanni Chiapparino).

SENSORIAL PAD: CONTRO VIOLENZA E BULLISMO

Violenza e bullismo in aumento: l'accessibilità potrebbe combatterli? Nessuna risposta dall'Italia, fanalino di coda per l'accessibilità: da qui non si sa propio cosa rispondere, anche se immaginiamo che un centro antiviolenza accessibile sarebbe davvero l'ideale, ad esempio per quella ragazza cieca che da anni subisce abusi in casa. Idem vale per i famosi numeri verde a cui, ad esempio, quella ragazza sorda non potrà mai accedere per raccontare cosa subisce sul posto di lavoro.. Cosa fare? Intanto impariamo a difenderci va..:
Blindsight Project lancia il SENSORIAL PAD, non mancate! Leggi tutto su Pink Blindsight http://www.pinkblindsight.net/2015/03/sensorial-pad-difendiamoci-da-soli.html

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA: ANCHE LA NONA EDIZIONE CON FILM ACCESSIBILI


Anche quest'anno l'Organizzazione del Festival Internazionale del Film di Roma ha accolto la richiesta di Blindsight Project per proiezioni accessibili, nonostante nessun film italiano sia arrivato lì con sottotitoli e audiodescrizione. Subti realizzerà l'accessibilità di alcune proiezioni che il festival offrirà comunque, per continuare un importante percorso di adeguamento alla Convenzione Onu per Persone Disabili, iniziato nel 2010 con Blindsight Project.
Tutte le sale dell’Auditorium, oltre quattromila posti a sedere, a disposizione del Festival per dieci  giorni: la struttura firmata da Renzo Piano sarà il punto di riferimento per tutti gli appassionati di cinema e non solo, ospitando proiezioni, mostre, eventi, convegni, dibattiti. I 1300 mq del viale che conduce alla Cavea saranno trasformati in uno dei più grandi red carpet al mondo! Leggi tutto http://blindsight.eu/news/festival-internazionale-del-film-di-roma-blindsight-project-e-subti-curano-laccessibilita-anche-questanno/

L'INFORMAZIONE E' CIECA

«Se Massimo Giletti – scrive Giulio Nardone – avesse lasciato agli intervenuti in tutte e tre le sue trasmissioni sui “falsi ciechi” il tempo di chiarire le cose, ascoltando, invece di troncare i discorsi con domande tendenziose, probabilmente avrebbe capito alcune verità». Ci mancava Giletti per fare altra confusione e disinformazione! Quante cose avrebbe potuto dire in tv su noi ciechi,.. (...). Quante cose non si sanno e non si ha il coraggio di ammetterlo, preferendo a questo insistere su errori dovuti solo alla disinformazione, e all'ignoranza. Quali sono le diversità fra le persone con disabilità visive, e cosa fare se si incontra un cane guida, oppure perché Trenitalia esclude i ciechi dai treni! Giletti avrebbe avuto l'occasione per fare giusta informazione, parlando di quello che vivono i ciechi veri, anziché denunciare solo il cieco in bicicletta (che volendo, se impara il percorso, potrebbe anche usare..). Leggi tutto: http://lauraffaeli.blogspot.it/2014/04/finti-ciechi-e-giornalisti-falsi-un.html

BLINDSIGHT PROJECT ORA ANCHE PER APPLE E ANDROID

La nuova App di Blindsight Project 
Blindsight Project diventa ancora più accessibile: è nata la sua App!
Rimani in contatto con Blindsight Project: scarica gratuitamente l’App da Google Play Store o da Apple App Store e troverai le nostre ultime news, i nostri eventi, le gallerie fotografiche, i video, i collegamenti con i nostri partner e tanto altro! Inoltre riceverai comodamente una notifica push per ogni evento organizzato o una news pubblicata! Leggi tutto http://blindsight.eu/news/blindsight-project-ora-e-anche-una-app-gratuita-per-dispositivi-apple-e-android/

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